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David Lloyd Clubs e HEAD rinnovano la loro partnership

David Lloyd Clubs e HEAD rinnovano la loro partnership

In foto: Simon Pearson, Group Racquets Manager di David Lloyd Clubs e Stefano Cavuto, Racquetsport Director Balls & Partnership di HEAD David Lloyd Clubs annuncia il rinnovo della sua partnership strategica con HEAD, estendendo una collaborazione di grande successo iniziata nel 2022. Il nuovo accordo, che durerà fino alla fine del 2028, continuerà a supportare l’offerta di esperienze premium negli sport di racchetta per i soci in tutto il Regno Unito e in Europa, favorendo al contempo nuove opportunità commerciali ed efficienze operative. Il rinnovo del contratto riflette il successo della partnership tra i due brand, entrambi leader nei rispettivi settori e rafforza inoltre la strategia di investimento futuro dei David Lloyd Clubs nel tennis e nel padel. Sulla base dei successi ottenuti finora, il nuovo accordo introduce maggiori opportunità di coinvolgimento per i soci. Queste includono eventi espositivi professionali esclusivi con i migliori 30 giocatori al mondo, viaggi esclusivi “money-can’t-buy” presso la sede centrale globale di HEAD in Austria e l’accesso ai principali tornei ATP e WTA. I soci beneficeranno inoltre di sconti esclusivi sui prodotti HEAD, disponibili tramite l’app di David Lloyd Clubs. In foto: Simon Pearson, Group Racquets Manager di David Lloyd Clubs e Stefano Cavuto, Racquetsport Director Balls & Partnership di HEAD In cambio, David Lloyd Clubs ha garantito a HEAD l’esclusività in termini di forniture, attrezzature per l‘apprendimento, pubblicità digitale e attività promozionali. La partnership sarà ulteriormente valorizzata attraverso tornei in co-branding, media digitali sempre attivi e “HEAD Ambassador Days” dedicati ai soci. Simon Pearson, Group Racquets Manager di David Lloyd Clubs, ha commentato: “Siamo entusiasti di estendere il nostro rapporto con HEAD, un marchio che condivide la nostra ambizione per l’eccellenza e l’innovazione negli sport di racchetta. L’allineamento tra le nostre due organizzazioni — sia attraverso esperienze premium per i soci, supporto d’élite per l‘apprendimento o integrazione dei prodotti — è chiaro e convincente. Questa partnership rafforza la nostra posizione come principale fornitore di sport di racchetta in Europa e offre un fantastico valore aggiunto ai nostri soci.” Stefano Cavuto, Racquetsport Director Balls & Partnership di HEAD, ha aggiunto: “Siamo molto lieti che questa partnership, nata con successo nel Regno Unito, possa ora essere estesa a tutta l’Europa. Le collaborazioni con i club hanno sempre fatto parte delle nostre strategie globali, così come il nostro approccio specializzato a tutti gli sport di racchetta. David Lloyd rappresenta tutto questo e non vediamo l’ora di lavorare insieme per offrire ai loro soci la migliore esperienza possibile con il nostro marchio.” David Lloyd Clubs si conferma il principale operatore di tennis in Europa, con 1.600 campi da gioco in 149 club suddivisi in 9 territori. L'articolo David Lloyd Clubs e HEAD rinnovano la loro partnership proviene da Pickleballnet.

30 July 2026 | 7:04 am
Meno burocrazia, più sostanza. Come le nuove normative europee trasformano la sostenibilità?

Meno burocrazia, più sostanza. Come le nuove normative europee trasformano la sostenibilità?

Da obbligo amministrativo a motore di crescita e competitività aziendale, come le nuove normative europee trasformano la sostenibilità? Minore compliance obbligatoria, maggiore responsabilità volontaria. Ecco cosa è davvero cambiato. Per anni la sostenibilità è stata raccontata come una corsa agli obblighi: nuove direttive, nuovi standard, nuove scadenze, nuovi report. Un mondo complesso, tecnico, spesso percepito dalle aziende come un labirinto di regole da rispettare più che come una leva di crescita. Poi qualcosa è cambiato. Oggi, nel 2026, sta andando in scena una vera e propria Simplification Revolution in Europa e la domanda da porsi non è più soltanto: “A cosa siamo obbligati?”, ma “Quanto siamo pronti a dimostrare il nostro valore sostenibile al mercato?”. Il punto di svolta è netto. La normativa europea si è alleggerita, il pacchetto Omnibus ha letteralmente riscritto le regole del gioco, rinviando alcune scadenze e riducendo del 90% la platea di aziende direttamente obbligate alla rendicontazione ESG, tagliando di conseguenza oltre 6 miliardi di euro i costi amministrativi annui. Meno imprese coinvolte in modo formale, meno burocrazia, meno pressione amministrativa. Ma questo non significa che la sostenibilità sia diventata meno importante. Al contrario, sta diventando più concreta, selettiva e legata al business. Se prima questo tema era spesso vissuto come un adempimento normativo, oggi entra sempre più nella logica della competitività. Non è più soltanto una questione ambientale o reputazionale, ma un tema di accesso al credito, solidità della filiera, fiducia degli investitori, posizionamento del brand e capacità di stare sul mercato. Banche, retailer, investitori e partner di filiera continuano infatti a chiedere dati ESG. Se una grande impresa deve rendicontare le proprie emissioni Scope 3, avrà bisogno di dati dai fornitori. Se una banca integra indicatori ESG nella valutazione del rischio, chiederà informazioni alle aziende che finanzia. Se un brand comunica un prodotto come sostenibile, dovrà dimostrare che quel claim è fondato, verificabile e non fuorviante. Se un investitore guarda a rating ESG (Environmental, Social, And Corporate Governance) più trasparenti, cercherà dati solidi, comparabili e credibili. Nasce così un nuovo scenario che prevede maggiore credibilità, migliore accesso alla filiera e minore esposizione al rischio di greenwashing. Maggiore competitività con la Direttiva Omnibus Fino a poco tempo fa, l’universo ESG veniva percepito prevalentemente attraverso una lente etica o puramente ambientale. Negli ultimi 18 mesi abbiamo assistito a un cambio di paradigma totale che vede la sostenibilità coinvolta anche nelle logiche di sicurezza economica, autonomia industriale europea e posizionamento competitivo rispetto ai colossi USA e Cina. Le tensioni geopolitiche sulle materie prime critiche e la necessità di mitigare la volatilità dei mercati hanno reso la tracciabilità delle filiere e la decarbonizzazione elementi cruciali di risk management e di efficienza dei costi. Sulla scia delle raccomandazioni espresse nel Report Draghi sulla competitività e della successiva Dichiarazione di Budapest, il legislatore europeo ha compreso che per non far perdere terreno alle imprese continentali era necessario semplificare i requisiti burocratici. Da questa premessa è nata la Direttiva (UE) 2026/470 (Omnibus I), pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea (GUUE) il 26 febbraio 2026 e in vigore dal 18 marzo 2026. Questa nuova norma ha innalzato significativamente le soglie della Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), limitando l’obbligo di rendicontazione solo alle aziende con più di 1.000 dipendenti e oltre 450 milioni di euro di fatturato. Di conseguenza, il nuovo standard ESRS (European Sustainability Reporting Standards) semplificato riduce del 61% i data point obbligatori e rende volontari gli standard settoriali, garantendo alle PMI sotto soglia il diritto legale di rifiutare richieste di dati che eccedano tali parametri volontari. Anche la direttiva sulla Due Diligence di filiera (CSDDD) ha subito un forte alleggerimento: l’obbligo è stato ristretto alle sole imprese con oltre 5.000 dipendenti e 1,5 miliardi di euro di fatturato, rinviandone l’applicazione definitiva al 26 luglio 2029. Fuori dall’Europa lo scenario è diverso Se Italia ed Europa si muovono dentro un quadro ESG sempre più regolato, anche se oggi più “semplificato” rispetto al passato, nel resto del mondo lo scenario è più frammentato. Negli Stati Uniti si osserva una ritirata a livello federale, compensata però dall’attivismo di alcuni Stati come California e New York; la Cina, al contrario, accelera sugli obblighi di rendicontazione e usa la transizione anche come leva di politica industriale, forte della leadership in solare, eolico, veicoli elettrici e batterie. Per le aziende che operano a livello internazionale, quindi, la differenza principale non è più solo “fare sostenibilità”, ma capire in quale risiko normativo e commerciale muoversi: in Europa e Italia pesa la combinazione tra compliance, credito e filiera; fuori dall’Europa convivono mercati più deregolati, alcuni statali molto attivi e Paesi, come la Cina, dove l’obbligo ESG sta diventando sempre più strutturale. La responsabilità come motore di crescita In questo labirinto di scadenze imminenti e mercati che si muovono a velocità differenti, la vera sfida per le aziende non è la compliance passiva, ma la capacità di trasformare la complessità normativa in un asset di vendita e posizionamento strategico. Cosa è davvero obbligatorio? Cosa è utile e può generare valore? Cosa è urgente? I servizi più richiesti vanno proprio in questa direzione: assessment ESG, analisi della catena di fornitura, doppia materialità, carbon footprint, misurazione delle emissioni Scope 3, report volontari, certificazioni, audit dei claim ambientali e sociali, piani di decarbonizzazione, supporto alla parità di genere, comunicazione ESG, bilanci di sostenibilità e percorsi B Corp. Ed è esattamente qui che si inserisce il valore di Green Media Lab Srl SB. In qualità di Società Benefit e azienda certificata B Corp fin dal 2018, vanta credenziali solide e un’esperienza profonda sul campo. Il vero vantaggio competitivo dell’agenzia risiede nella formula “consulenza + comunicazione”: l’unico approccio in grado di costruire una sostenibilità basata su solidi dati scientifici e, allo stesso tempo, raccontarla al mercato in modo potente e legalmente difendibile, azzerando i rischi di sanzioni legati alla nuova era della direttiva ECGT. Le regole del panorama attuale I Rating ESG diventano trasparenti A partire dal 2 luglio 2026, il Regolamento (UE) 2024/3005 impone ai fornitori di rating ESG l’autorizzazione dell’ESMA, la trasparenza metodologica (con voti separati per i pilastri E, S e G) e la netta separazione tra attività di rating e consulenza. Un buon profilo ESG permette così alle aziende di veder valorizzato il proprio impegno e abbassare il costo del capitale. La fine del Greenwashing (Direttiva ECGT) Sebbene la complessa Green Claims Directive sia stata sospesa dalla Commissione Europea a giugno 2025, la direttiva ECGT (Empowering Consumers for the Green Transition – Dir. 2024/825) è pienamente operativa. Essa vieta tassativamente l’uso di claim generici come “green”, “eco” o “climate neutral” basati su mere compensazioni di carbonio (carbon offsets) anziché su riduzioni reali delle emissioni, vietando anche i marchi auto-attribuiti e prevedendo sanzioni severissime fino al 4% del fatturato. La scadenza critica per conformarsi è fissata al 27 settembre 2026. Il Passaporto Digitale di Prodotto (DPP) Introdotto dal regolamento Ecodesign (ESPR – Reg. UE 2024/1781), richiede la tracciabilità tramite QR code o NFC dei dati di composizione, origine e riciclabilità dei prodotti, con i settori del tessile e della moda in prima linea con atti delegati attesi nel 2027 e applicazione effettiva prevista dal 2028. Senza passaporto, l’accesso al mercato dell’Unione Europea viene categoricamente negato. Regolamento Deforestazione (EUDR) Vieta l’immissione sul mercato UE di prodotti legati alla deforestazione per sette materie prime chiave (tra cui bovini, cacao, caffè, olio di palma, gomma, soia e legno), richiedendo geolocalizzazione e due diligence di filiera con sanzioni pari almeno al 4% del fatturato e scadenze per grandi e medie imprese fissate al 30 dicembre 2026. Per saperne di più e rimanere aggiornati scrivi a: esg@greenmedialab.com L'articolo Meno burocrazia, più sostanza. Come le nuove normative europee trasformano la sostenibilità? proviene da Pickleballnet.

29 July 2026 | 10:35 am

Decathlon: 2025 in crescita, con una rete globale di oltre 1.900 punti vendita in 80 Paesi

Decathlon chiude il 2025 con performance in miglioramento sia sul fronte dei ricavi sia della redditività, confermando la solidità di un modello che integra prodotto, distribuzione e cultura sportiva su scala internazionale. Il gruppo francese ha registrato un volume d’affari superiore ai 20 miliardi di euro, con un fatturato netto intorno ai 16,8 miliardi, in aumento rispetto all’anno precedente. In crescita anche gli indicatori di redditività: l’Ebitda segna un +21% raggiungendo circa 1,8 miliardi, mentre l’utile netto supera i 900 milioni (+16%). Numeri che riflettono una domanda globale sempre più consistente per l’attrezzatura sportiva accessibile, running incluso, uno dei segmenti strategici per il brand. Nel corso dell’anno, Decathlon ha venduto oltre 1,2 miliardi di prodotti, intercettando sia i praticanti alle prime armi sia gli sportivi più evoluti. Sul fronte retail, prosegue l’espansione della rete: il gruppo è oggi presente in più di 80 Paesi con oltre 1.900 negozi, a supporto di una strategia omnicanale che vede il digitale mantenere un peso stabile attorno al 20% delle vendite. Parallelamente, l’azienda continua a investire in sostenibilità e modelli circolari, aspetti sempre più rilevanti anche per il mondo running. Oltre la metà dei prodotti è sviluppata secondo principi di eco-design, mentre cresce il mercato del second hand, con milioni di articoli reintrodotti nel ciclo di utilizzo. Per il settore running, si tratta di un contesto favorevole: l’evoluzione di Decathlon rafforza un’offerta sempre più ampia e accessibile, in linea con le esigenze di una community globale in costante crescita. L'articolo Decathlon: 2025 in crescita, con una rete globale di oltre 1.900 punti vendita in 80 Paesi proviene da Pickleballnet.

6 May 2026 | 5:46 pm

MagNet: un’identità sempre più internazionale

Inizia un nuovo capitolo per MagNet. Il nostro gruppo, diventato negli anni un punto di riferimento per l’editoria B2B (e non solo) in Italia, vuole ampliare il proprio raggio d’azione anche al pubblico internazionale. Siamo orgogliosi di annunciare che tutte le edizioni digitali delle nostre riviste saranno disponibili per la lettura e il download interamente in lingua inglese. Questa evoluzione naturale punta ad ampliare la nostra portata editoriale e a creare opportunità di networking e visibilità per i professionisti di tutto il mondo. Un passo coraggioso per rispondere alle esigenze di un mercato globale sempre più interconnesso. MagNet attualmente può vantare una readership di 2 milioni di lettori, che include aziende, agenti, negozi, buyer, opinion leader, influencer, agenzie, giornalisti, blogger, VIP, atleti, organizzatori di eventi, manager e pubblico finale. Le edizioni internazionali delle nostre riviste puntano ad aumentare ulteriormente la capillarità della nostra informazione, andando oltre delle barriere linguistiche che mai come in questi tempi possono essere superate sempre più agevolmente. E non lo faremo solo con le riviste cartacee. Anche il nostro ecosistema digitale, infatti, è ora disponibile interamente in versione bilingue. Sui nostri siti web, attraverso l’apposita voce del menu, è possibile cambiare la lingua e consultare tutti i nostri contenuti in inglese, offrendo dunque la possibilità di restare aggiornati quotidianamente. Inoltre, gli operatori esterni riceveranno periodicamente anche una speciale newsletter in inglese con una selezione delle notizie più interessanti del proprio settore di riferimento. Dalle riviste cartacee al sito web, passando per le newsletter e i social media, l’obiettivo è raddoppiare la portata e il valore di tutti i nostri asset. Con questo ulteriore sforzo editoriale, MagNet vuole ampliare il più possibile la propria visione strategica per creare connessioni stabili e profonde anche oltre i confini nazionali. Ne è un esempio anche l’evoluzione avuta dagli Outdoor & Running Business Days organizzati dal nostro gruppo, un evento giunto all’11esima edizione che nel 2026 ha compiuto un passo decisivo nel percorso di espansione internazionale grazie alla partnership con l’European Outdoor Group e con le principali associazioni europee di categoria. A Riva del Garda, dal 14 al 19 maggio, l’European Outdoor Week rappresenterà per la nostra casa editrice un nuovo capitolo della sua storia, iniziata più di 20 anni fa. Una storia che ora diventa sempre più internazionale. L'articolo MagNet: un’identità sempre più internazionale proviene da Pickleballnet.

2 April 2026 | 10:05 am